Concorso letterario – risultati

Si è concluso il concorso letterario Artelario, promosso dalla nostra associazione culturale! Ecco qui i risultati delle votazioni.

I racconti saranno pubblicati in un’antologia tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009; nei prossimi mesi contatteremo gli autori, a cui vanno i nostri complimenti.

Sono graditi i commenti da parte dei lettori che hanno espresso la propria preferenza!

RACCONTI

Anna Papagna – Una luce venuta dall’est  voti: 27
Maddalena Selis – La rivolta dei telefoni 22
Stefano Guarnieri – Cunìcoli 16
Mario Venturelli – L’uomo della pioggia 11
Katia Brentani – Il santo 9
Ettore Bonato – Once upon a time in London 6
Marco e Giovanni Ferrari – L’ombra dell’assassino 4
Ferdinando Borroni  – Chat Line  – Riccardo De Sanctis – Lo scherzo ex aequo: 3
Alessio Papacchioli -  Il barbone 2
Francesco Brocchi – I tre toni del rosso - Francesco De Nigris -Smarrimenti e deliri -semiseri- di un satiro impenitente - Sabrina Lombardi -Qualcosa di utile - Fabio Menestrina- Liberato Tasin - Mattia Palotti- La collina delle stelle - Vittorio Sartarelli -Venti di guerra - Romeo Tacconi -Mignon è andato a teatro - ex aequo: 1

POESIE

Stefano Guarnieri Sacrificio 14
Gabriele Collina  -Parole d’amore 10
Alice Sieli -Sorridere delle follie umane 9
Maria Grazia Frassi- Non esser triste 8
Anthony Colannino -Presepe disperato  - Salvatore Granata- Il silenzio  -Christian Manzini- Tu sei… Notte  Veronica Mura Angeli - Valentina Pireddu -Non sapendo (la scelta) - Paolo Uccello- Tristezza ex aequo: 2
Franco Martino – L’eco delle balle - Mattia Palotti- La stella nascosta - Angela Maria Tiberi -Emilia - Federica Vozza -In memoria di una ragazza birmana  ex aequo 1

25 Risposte

  1. Il racconto più votato sarebbe migliore, a mio avviso, se non indugiasse troppo nel suo eurocentrismo e nel tentativo di attenuare una certa cattiva coscienza dell’occidente che traspare spesso fra le righe.
    Ferdinando – Forlì

  2. Il racconto piu’ votato sarebbe migliore secondo me dopo l’aggiunta di qualche punto, la revisione di alcune frasi che non concordano soggetto e verbo, l’eliminazione di ripetizioni, d eufoniche, avverbi in “mente”, alcuni periodi un po’ lunghi e involuti. Nonostante i numerosi difetti, pero’ l’ho trovato simpatico anche se un po’ troppo moralista.

  3. Voglio fare i complimenti a Maddalena Selis. Il suo racconto ha una originalità e una freshezza espositiva davvero non comune. Peccato il finale un pò tronco, forse per la necessità di rientrare nei limiti di lunghezza del concorso.
    Tutti gli altri racconti (compreso il mio)… be’ diciamo senza infamia e senza lode, al di là delle votazioni.
    A questo proposito mi chiedo: quanti saranno stati a leggere tutti i racconti prima di dare un giudizio più o meno imparziale? Pochissimi… o nessuno?
    Forse si doveva obbligare a votare almeno due o tre racconti, magari dando una propria classifica. Il lettore sarebbe stato incentivato a leggere più componimenti, se non proprio tutti. Così resta il dubbio che la maggior parte dei voti siano quelli di amici e conoscenti portati a leggerne soltanto uno.
    Cordialità a tutti

  4. Grazie Riccardo, il tuo commento mi ha reso davvero felice :)
    Per quanto riguarda il finale, in che senso ti e’ sembrato un po’ tronco? Forse non si capisce bene cosa succede? Grazie ancora, a presto

  5. Il fatto è che i disinvolti e incalzanti avvenimenti lasciano immaginare un certo “seguito”, una “sorpresa” finale, una “chiusura” con un’invenzione (meglio se un pò… cinica) brillante come il già lodato ritmo narrativo. Mi è sembrato troppo semplice chiudere soltanto con una simpatica esclamazione di rassegnazione.
    Mi piacerebbe pensare che questo mio commento ti serva da stimolo a scrivere una “seconda parte” del racconto, anche se non in concorso. In fondo scriviamo anche solo per noi stessi, non credi? Ovviamente, almeno io, sarei felice di leggerla.
    Un abbraccio

  6. Ciao Riccardo, grazie mille per il commento. Concordo con te, e tra l’altro credo che i racconti non siano mai terminati, solo abbandonati ;)
    Mi fa sempre piacere quindi poterci lavorare di nuovo, soprattutto dopo aver ricevuto un feedback.
    Forse il problema di questo finale è che non sono stata abbastanza incisiva: la chiusura cinica infatti doveva essere quella per cui la protagonista, suo malgrado, si trova coinvolta in un’intervista sul paranormale per il semplice capriccio di un cliente. Forse sarebbe stato divertente descriverla… ci penserò. Grazie di nuovo, un abbraccio

  7. Qualcuno ha letto il Barbone?
    Al di là delle votazioni mi piacerebbe conoscere il giudizio di altri scrittori, questo era l’ obiettivo della mia iscrizione. Sono alle prime armi e mi sento ancora un pesce fuor d’ acqua.
    Grazie a tutti.
    Alessio

  8. Ciao Alessio,
    se posso darti una mia opinione, il tuo racconto è un po’ troppo stringato, soprattutto nell’ultima parte. Mi sarebbe piaciuto sentir parlare qualche personaggio, invece che ascoltare solo la voce di un esterno. Molto bella la scena finale del prete che sviene. E poi, un po’ di editing: a volte lasci uno spazio di troppo tra apostrofo e parola ;)
    Spero di esserti stata utile, perchè il tuo racconto è davvero carino, forse uno dei migliori del concorso.
    Invece, che ne dici del mio La rivolta dei telefoni?
    Grazie e a presto :)

  9. Caro Alessio, accolgo volentieri la tua richiesta e ti espongo la mia critica. Ho trovato il tuo racconto attraente ma un po’ troppo… moralistico. Non te la prendere: sono io a essere un vecchio cinico (se hai letto il mio racconto, te ne sarai reso conto).
    In particolare, ho trovato un po’ eccessiva e didascalica la sequela dei maltrattamenti subiti dal barbone, con qualche espressione un po’ troppo letteraria (“quella feccia” in contrasto con la “gente per bene”, ecc.). Avrei preferito invece approfondire la mancata accoglienza da parte della chiesa, però con metodi ipocriti e senza la poco credibile “squadraccia” di chierichetti che addirittura malmenano lo “sventurato”. Sono poi d’accordo con Maddalena sul finale: troppo sbrigativo. Sarebbe meglio un po’ di suspense: per esempio dilungandosi un po’ sul prete che entra in chiesa… compie qualche atto liturgico… ha l’impressione di qualcosa che lo turba…, ecc., per poi, d’improvviso restare sconvolto dalla mancanza del Cristo sulla Croce. «Come è possibile? Che sta accadendo?» E poi il rifiuto di guardare a terra, come una infausta previsione e poi… ecc. ecc. (o qualcosa del genere). Se infine, come suggerisce Maddalena, riesci a inserire qualche dialogo nel corso del racconto… il tutto può diventare davvero, davvero interessante.
    Sono stato un po’ cattivo? In ogni caso, un feed back, anche se negativo, può essere gradito e talvolta… perfino utile. Attendiamo un tuo reciproco commento.
    Comunque complimenti e cordialità

  10. A proposito di feedback, ecco il mio commento su Lo Scherzo :)
    Riccardo, spero che tu non ti offenda, ma la critica che ti sto per fare è già stata fatta a me e mi ha aperto gli occhi, per cui spero ti sia gradita.

    Nella prima parte secondo me ci sono troppe descrizioni e la cosa tende a distrarre il lettore. Dici per esempio “vecchi e affiatati amici”, ma non basterebbe dire che sono vecchi per dire che sono anche affiatati?
    Altro esempio: “gli brillano gli occhi vivaci sul viso aperto, da bravo ragazzo, con i capelli un po’ grigi che mostrano la sua mezza età nonostante i lineamenti giovanili”. La frase è molto bella, ma il lettore non vuole sentirisi dire tutto da te, vuole immaginarsi il suo personale uomo di mezza età. Quello che magari vede tutti i giorni al suo bar, non al tuo, anche se tu sei l’autore.

    Stephen King scrive: “Dentro una gabbia c’era un coniglio bianco.” Non dice altro. Non ti dice quante porte ha la gabbia, se è di ferro o se c’è della paglia sul fondo. Quello sta a te immaginarlo. Infatti io mi immagino la mia gabbia, tu la tua.

    Per esempio, se iniziassi così diresti già tutto:
    “Gianluca è al ristorante con dei vecchi amici. Si parla un po’ delle vecchie avventure di ciascuno, ma lui guarda lontano nel vuoto, distratto: – Be’, certo, è passato tanto tempo…”

    E’ vero, manca tutto il resto, ma il lettore può immaginare da solo che gli amici chiacchiereranno durante il pranzo e che le loro battute e i sottintesi saranno gergali e che verranno fuori personaggi che fanno parte del patrimonio culturale comune. E’ una cosa che succede a tutti i vecchi amici di tutto il mondo. Se vuoi contestualizzare meglio, puoi dire che si tratta di un piccolo paese, ma non c’è bisogno di dire altro così come non c’è bisogno di dire che nei ristoranti ci sono i camerieri che servono i piatti e che questi si ordinano con i menù. Non aver paura che il lettore non capisca! La lettura avviene nel suo cervello, non sul foglio di carta.

    E poi, che una cosa succede non devi dirlo, ma dimostrarlo, cioè far parlare i personaggi e far succedere le cose. E questo dopo lo fai, e anche bene, quindi perchè anticipare al lettore una cosa che comunque scoprirà con gusto da solo?

    Non mi ricordo chi ha detto che metà di un romanzo la scrive l’autore, l’altra metà il lettore con la sua immaginazione. Penso che la fatica dello scrivere stia nel capire quale metà devi scrivere tu e quale no ;)

    Ripeto, spero che tu non ti offenda per la mia critica, ma è stata fatta a me tale e quale e mi ha permesso, secondo me, di migliorare parecchio. Rivisto secondo quest’ottica, secondo me il tuo racconto sarebbe perfetto. E’ per questo che non sono riuscita a sfuggire alla tentazione di dirtelo :)
    Un abbraccio

  11. Cara Maddalena, che dire? Pensa che quel che hai spiegato (e che non saputo applicare) lo so bene, e lo raccomando agli amici che, come me, hanno il vizio di scribacchiare senza troppe pretese, anche se non lo so chiarire in modo così efficace e brillante come hai fatto tu. E’ proprio vero che guardiamo la pagliuzza negli occhi degli altri, ecc. ecc.
    Dovrei offendermi? Ma niente affatto! Ti ringrazio anzi molto per l’attenzione che hai voluto dedicarmi, per le critiche giustissime e per il modo gradevole con cui le hai esposte. Grazie anche per aver detto che il mio raccontino, con qualche modifica, sarebbe stato perfetto, anche se non è vero!
    Qualche bugia affettuosa è sempre gradita.
    Ti stimo molto
    A presto

  12. Ma no, non è mica una bugia, Riccardo!
    Comunque, se ti può consolare anche io continuo a ripetere questo stesso errore e a volte passo le ore a rendere carina una frase che poi in fase di revisione butterò ;)
    Secondo me, se tra aspiranti scrittori ce lo ripetiamo a sufficienza, alla fine lo impariamo per forza ;)
    A presto,

  13. Il racconto il barbone è un bell’esempio di quel genere noto in Italia come realismo magico di cui Buzzati è stato un noto esponente. Alessio , nella nota autobiografica, riconosce i suoi debiti letterari verso questo autore e in effetti a me il racconto ricorda molto qualcuno di quelli scritti dalllo scrittore veneto. In questo senso direi che il racconto pecca di poca originalità e tanto più quanto il tema che tratta è ambizioso : il ritorno del Cristo in un mondo che pur dicendosi cristiano si è talmente allontanato dal messaggio originario da non riconoscerne il fondatore. Il mio consiglio è di provare ad applicare la vena fantastica ad avvenimenti più ordinari oltre a leggere altri maestri del genere come Bontempelli e Calvino in Italia. Ciao

  14. Grazie a tutti per i vostri feedback, mi sono davvero utili per poter andare avanti e cercare di correggere tutte le imperfezioni che mi porto dietro. A presto!!!

  15. Quello di sopra, avevo dimenticato di mettere il nome:

  16. Cara Maddalena, concordo con te e aggiungo un’altra frase celebre (credo di Shakespeare) a conferma di quel che ci siamo detti: “Suggerire è creare; spiegare è distruggere”.
    Il nostro dialogo è per me molto piacevole, ma spero che sia anche utile ai nostri “colleghi”. Mi piacerebbe che intervenissero un pò più attivamente, se è vero che il pricipale scopo comune del concorso era quello di ottenere un feedback sul proprio lavoro: il miglior ritorno (anche se “negativo”) è quello che proviene da chi nutre la nostra stessa passione.
    Nessun altro vuole chiedere un riscontro sulla propria opera ed eventualmente fornirlo a qualche altro partecipante?
    Cordialità a tutti. A te la mia stima e, se me lo consenti, la mia amicizia
    desanctis01@alice.it

  17. Ciao Riccardo,
    mi dispiace di non poter rispondere come vorrei perchè per ora non ho più internet a casa e il tempo a lavoro è molto limitato. Avevo già letto a suo tempo il tuo racconto ma ieri sera l’ ho riletto a casa dei miei, poi sono tornato a casa e mi è presa voglia di riscrivere (ero fermo da qualche settimana). Devo dire che ho trovato la tua storia molto carina…e mi piace come esponi i fatti, le riflessioni finali…beh, che dire d’ altro!!!
    complimenti

    Saluti
    Alessio

  18. Caro Nando,
    poiché sei uno dei pochi che è intervenuto con qualche (interessante) commento sui racconti in concorso, sento il dovere di accennare qualcosa in merito a “Chat line”. Critiche, naturalmente, oltre ai complimenti per il lavoro che esprime bene, con ironia e scioltezza, una certa fatuità tipica di gran parte delle chiacchiere scambiate in rete tra sconosciuti di sesso diverso.
    Ecco: è certamente interessante la descrizione della superficialità di chi, in fondo, non ha nulla da dire e si rifugia (almeno da parte dei maschi) in tentativi di seduzione con battute spesso un po’ scontate. Ritengo però che il racconto si dilunghi un po’ troppo su questo aspetto, e sia troppo poco “racconto”. Mi sembra cioè che il lettore possa andare avanti nella lettura aspettando una storia, uno sviluppo, una sorpresa, mentre si arriva a un finale che definirei “normale”, lasciandolo un po’ deluso a chiedersi: «E allora?»
    Forse il “lettore” che ti parla è un po’ banale e tradizionalista. Spero tu voglia perdonarlo.
    Infine, ho trovato qualche difetto di punteggiatura e altre sottigliezze di editing (per esempio: si scrive be’ e non bè). Anche pignolo, vero? Scusa ancora e, se vuoi, dammi pure un breve commento velenoso sul mio raccontino, senza che io mi offenda.
    Con simpatia e cordialità
    Riccardo

  19. Per Riccardo

    – Be’, certo, è passato tanto tempo… eppure quell’episodio, per quanto banale, in qualche modo ha un posto importante nei miei ricordi. Gianluca è al ristorante con vecchi e affiatati amici, con cui può gustare una conversazione piena di arguzie, di battute, di sottintesi e frasi gergali che rievocano immagini, personaggi e avvenimenti, parti del piccolo patrimonio di cultura comune.

    Per me suona meglio così, rende l’inizio meno didascalico nel senso di voler spiegare subito e bene la situazione di partenza. Del resto non sono solo io a dire di quanto siano importanti gli incipit.
    Sempre una certa vena pedagogica, o quella che forse in maniera anche poco pertinente io chiamo tale, mi sembra portare a una contraddizione nel criticare la credulità del protagonista come:”…solito inguaribile romanticismo di Gianluca …imparare a piantarla di fare la mammoletta romantica.”
    Infatti, poi , questa vena romantica, che in Gianluca è ridicolizzata nello scherzo, poche righe sotto viene invece portata a giustificazione poetica del racconto, nel finale quando il ringraziamento agli amici esalta il perdurare e l’importanza dell’amicizia e la sintonia e condivisione che questa rende possibili.
    Tutto è comunque ben scritto e di piacevole lettura.
    Ciao Nando

  20. Per Nando.
    Grazie di cuore per l’attenzione e per il commento, più… indulgente di quanto mi aspettassi.
    Una breve replica per il finale: Gianluca, consapevole di essere troppo sentimentale e apprensivo, è grato agli amici che, pur ridicolizzando, gli mostrano affetto e gli trasmettono un pò di sana “superficialità”. Un pò “didascalico”? Forse.
    Farò comunque tesoro delle tue osservazioni.
    Grazie ancora e ciao
    Riccardo

  21. A me è piaciuto molto “l’uomo della pioggia”
    penso che sia uno dei pià belli!!

  22. In risposta al commento di Borroni, non sono daccordo con lui; a proposito del racconto eurocentrista perchè non lo è. Sono una persona che vive in Occidente, anche se mi piace molto e mi affascina l’ Oriente; e adoro visitarlo. Di solito lo scrittore non è avulso dalla realtà e dal mondo in cui vive . Quando uno scrive trasmette (anche se il racconto è di fantasia) una parte di sè stesso e della realtà in cui vive e lavora.

  23. Scusa, Anna, ma “perché non lo è” non sembra una motivazione molto fondata. Sono d’accordo con te sul fatto che quando uno scrive trasmette una parte di sè, ma questo non farebbe che confermare la tesi di Nando, o sbaglio?
    Se gradisci il mio parere, io trovo che il tuo racconto non sarebbe stato male con un po’ di revisione, anche se ora non vedo i più i racconti online, forse sono stati tolti ;)
    Se non lo gradisci, come non detto.

  24. purtroppo non sono più consultabili i racconti online e non se ne capisce il motivo, dato che l’obiettivo , penso, fosse proprio quello della loro divulgazione. (sono riuscito a leggerne solo una minima parte). Mi sentirei di fare una proposta agli organizzatori: di pubblicare oltre alle opere inviate anche i commenti che ne sono seguiti dei quali questa sezione è testimonianza.

  25. Caro Nando,
    Abbiamo tolto i racconti dopo avere ricevuto alcune email di partecipanti che preferivano mantenere inedite le proprie opere in attesa della pubblicazione, per far sì che fino ad allora fosse inedita e potesse partecipare anche ad altri concorsi. Ci vorrà ancora qualche mese prima dell’uscita dell’antologia per cui abbiamo pensato di toglierle tutte, per non lasciarne online sono qualcuna

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